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Il peso di un sogno (t. m., cm 70x50)






Il sogno di Ulisse (t. m., cm 50x70)

 

"Fabio Prili, uomo ed artista di straordinaria solarità, comunicativo e gentile, estroso e paziente, dopo il lavoro quotidiano, dipinge con determinazione e passione per amore e per sete di conoscenza, poiché attraverso tutte le sue opere, sembra andare alla ricerca di una realtà felice e senza tempo, dove alcune forme-simbolo come la scacchiera, l'occhio, l'orologio, le impossibili architetture e le silhouettes di donne metamorfiche e bellissime sono riunite con una certa dose di casualità e di automatismo in diversi accostamenti dando vita ad una serie di ambigue relazioni tra la vita e la morte, tra l'amore e l'odio, tra la gioia e la paura, tra la realtà apparente e la visione interiore ai bordi di un cosmo che sembra sospeso sull'avventura dell'ignoto.

Anche le sue opere più recenti - "Intuizione", "Algoritmo ecologico", "Foxy Lady", "L'estasi dell'impossibile", "Ibrido", "L'albero della conoscenza", "Il sogno di Ulisse", "Archaios", "Il peso di un sogno", ecc. - pur evidenziando una maggiore maturazione dei mezzi tecnici ed espressivi, sono su una linea di naturale continuità con la sua precedente ricerca pittorica in un impegno di fedeltà esclusiva ad un mondo surreale dove la fantasia, la decorazione, il sogno e le sue accumulazioni inconsce giocano un ruolo primario.

Lo spazio visionario di ogni sua opera include misteriosamente stupori, risonanze e desideri di libertà di vivere in una realtà assoluta e ricca di metafore e di oscuri ed inediti valori. Ogni sua composizione viene ideata, progettata ed eseguita quasi attraverso una scrittura automatica dove coesistono l'oggetto ed il soggetto, il sensibile e l'immaginario.

Nell'opera "Il peso di un sogno" un aereo con le ali leggere di bianca carta e la fusoliera di pesanti mattoni grigi sembra volerci comunicare che nella vita tutto quello che apparentemente ci sembra leggero spesso si carica di un peso insostenibile. L'aereo, comunque, è deciso a sfondare una delle pareti della stanza-cosmo scandita da nubi leggere e dove intatte si palesano le ancestrali ossessioni e le forze inarrestabili legate alla nascita.

Nell'opera "L'estasi dell'impossibile" l'occhio simbolo dell'artista che può acquisire con la sua acuta sensibilità e le sue fulminee intuizioni una visione illimitata e più completa del mondo, una maggiore coscienza di sé e dell'enigma della propria esistenza - è legato in un contesto analogico ad una fantasiosa figurazione metamorfica, simbolo di fuga ed evasione verso il sogno, e a corpi celesti che ruotano incessantemente, forse per approdare ad un mondo di mistica speranza e di matematica armonia" .

(Anna Iozzino)


"Le risultanze del nostro vivere quotidiano, cosi pervaso di umori negativi e di veleni legislativi che complicano sempre più il nostro avvenire, inducono quanti hanno a cuore la propria fortuna e il proprio benessere intellettuale e sentimentale ad assumere atteggiamenti di abbandono di questa realtà sui mezzi di salvezza che la fantasia mette ancora a disposizione.

Fabio Prili, artista del nostro tempo, avverte questa esigenza e attraverso la sua pittura inventa "paesaggi suggestivi", interni ed esterni di una nuova realtà in soccorso di quanti inseguono un sogno di evasione e stentano a mettere a fuoco la propria fantasia ed immaginazione per tradurne in immagini le proprie idee di evasione. La pittura di Prili non si risolve però solo nel prodotto emotivo ed emozionale che è capace di suggerire. L'atmosfera incantata, determinata da colori sempre fortemente attivi e contrastanti, dà un senso di fiaba alla narrazione.

Ma al godimento della lettura superficiale, una più approfondita e migliore comprensione della simbologia che Prili mette in atto permettono di arrivare a quell'intima esigenza poetico-espressiva che l'artista vuole comunque comunicare non solo come frutto del proprio impegno intellettuale, ma come suggerimento dialettica verso i territori incontaminati del proprio io.

Le opere di Prili appaiono nella loro globalità come un progetto in continua evoluzione, dove le soluzioni, non lontane dalla realtà contingente, si attardano in atteggiamenti che giocano il doppio ruolo della commedia e del laboratorio con l'ausilio delle alchimie simboliche, dell'apparire e non essere, della finzione e del gioco. Attraverso tutta questa narrazione che assume ora i toni della poesia, ora del dramma epico, ora della commedia Prili si afferma come artista dalle notevoli capacità espressive e disegnative".

(Mariasole Tatum Ruocco)




Pathos (t. m. su cartoncino cm 100x70)

"Pur nell'unità del proprio stile, radicato da anni nel surrealismo con le sue componenti inquietanti, ambigue e fantastiche, nell'opera "Phatos", Fabio Prili affronta il rapporto Arte-Cinema, attraverso la particolare situazione che si crea su un set - immaginario quanto si vuole nella sua atmosfera generale, nella disarmante linearità della composizione e per i due spots-stelle di una misteriosa galassia, che forniscono luci irreali, viola ed arancione, alla scena - che pur si connota di elementi concreti come il pavimento a grandi quadri bianchi e neri, il fondale di colonne doriche, il cespuglio di fiori bianchi, la macchina da presa e i quattro soggetti recitanti in preda ad una passionalità e concitazione, capaci di suscitare nel pubblico quell'intensa affettività e quel calore di sentimenti che emozionano e coinvolgono".

(Anna Iozzino)


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© fabio prili 2007